Perché Obama pensa a un’abortista “moderata” per la Corte suprema

La nomina del giudice della Corte suprema che sostituirà il liberal John Paul Stevens si avvicina e il nome designato è il Solicitor General Elena Kagan, rappresentante del governo presso la Corte suprema. Obama e il vicepresidente Biden hanno avuto i colloqui di rito con i candidati e quando stava per arrivare un fine settimana di riflessione, Mike Allen, il giornalista più influente di Washington, ha dato la notizia. Il nome è quello della Kagan.
18 AGO 20
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Da quando Stevens ha annunciato il suo ritiro sono iniziate le speculazioni su quale fosse la candidatura politicamente più conveniente per Obama. La casella da riempire è quella di un giudice liberal e che il presidente non voglia rompere gli equilibri è cosa certa. D’altra parte Stevens, oggi novantenne, è un liberal che ha dimostrato negli anni una certa indipendenza di idee e di voto, aderendo a una scuola giuridica più propensa a guardare il caso specifico piuttosto che affidarsi esclusivamente a solidi principii. Per questo la sostituzione è estremamente delicata. La scelta di Kagan rappresenta l’alternativa più liberal dal punto di vista delle idee, ma nello stesso tempo gode di ampio rispetto negli ambienti moderati.
Prima di essere nominata Solicitor General degli Stati Uniti, Kagan è stata decano dell’università di Harvard, professore alla Law School di Chicago e ha lavorato per l’Amministrazione Clinton, il suo habitat naturale anche dopo la fine del mandato. L’aspetto su cui si sta discutendo ora è la sua posizione su aborto ed eutanasia. Stevens aveva idee pro-choice, ma nel tempo ha dato qualche segnale di discontinuità; Kagan è certamente favorevole all’aborto (e anche al “partial abortion”, la soppressione del feto nato da un tentativo fallito di aborto) anche se non sostiene il mondo pro-choice con la stessa veemenza della sua collega Diane Wood. Durante la presidenza Clinton, Kagan è stata la mente della politica sui crimini causati dalla discriminazione, e ha fatto aggiungere i movimenti pro-life fra i soggetti che meritano un’aggravante, equiparando il trattamento legale a quello riservato a stupro, pedofilia e razzismo.
Il mondo pro-life si è opposto in tutti i modi alla sua nomina a Solicitor General, carica non soltanto prestigiosa ma che richiede come caratteristica principale l’imparzialità, senza successo. Due giorni fa il New York Times ha tirato fuori il vecchio compromesso con cui ha risolto una controversia sulla presenza dei militari ad Harvard, concludendone che è “al di là di tutto, una pragmatica”. Esattamente il genere di diluizione delle idee che i conservatori stanno cercando di combattere.